SPERONI SPERONE

biografia

Sperone Speroni, della nobile famiglia degli Speroni-Alvarotti, fu un illustre oratore e filosofo aristotelico (Sgarbi 2015; Piantoni 2018). Nacque a Padova il 12 aprile del 1500 dal medico Bernardino e da Lucia Contarini, dottorandosi in Filosofia a diciotto anni (10 giugno 1518). Due anni dopo iniziò a insegnare alla cattedra di Logica in primo loco (dal 1520 al 1523), per poi passare a quella di Filosofia in secundo loco (dal 1525 al 1528). Nel periodo intermedio tra i due cicli di insegnamento si trasferì a Bologna per assistere alle lezioni di Pietro Pomponazzi, fino alla morte del professore nel 1525. Fu in rapporti con importanti personalità intellettuali dell’epoca, come Pietro Bembo e Pietro Aretino, e nel 1530 fu presente a Bologna all’incoronazione di Carlo V. Nello stesso anno si sposò con Orsolina da Stra, dalla quale ebbe tre figlie: Lucia Cristina Adriana, Diamante e Giulia. Fece parte della padovana Accademia degli Infiammati, della quale divenne principe nel 1541, insieme a Bembo, Aretino, Alessandro Piccolomini, Benedetto Varchi, Bernardino Tomitano, Marco Mantova Benavides (Vianello 1988). Sempre presso il circolo infiammato, patrocinato dal mecenate Alvise Cornaro e dal genero Giovanni Cornaro Piscopia – dal cui ramo nacque più tardi Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureata al mondo – lo Speroni compose la sua tragedia Canace che doveva essere portata in scena dal commediografo e attore Angelo Beolco detto Ruzante, che morì prima di poterlo fare (1542). La tragedia, composta secondo i dettami della Poetica di Aristotele, diede avvio a una vivace querelle tra gli intellettuali del tempo, in particolare ebbe come detrattore Giovan Battista Giraldi Cinzio. Sperone si prodigò a difendere il volgare come lingua della cultura, in particolare nei Dialogi, pur pubblicati contro la volontà dell’autore nel 1542. Il più importante è quello intitolato Dialogo delle lingue nel quale Speroni teorizzava l’uso del volgare in tutte le discipline. Fu, inoltre, amico di Torquato Tasso e revisionò la Gerusalemme liberata. Fece parte, ancora, dell’Accademia di Paolo Manuzio a Murano, frequentata da Gian Giorgio Trissino e Francesco Sansovino, nella quale discusse la questione della lingua e la necessità di trasporre in volgare i testi antichi (per un recente studio su Sansovino: Grosso 2022). Nel frattempo, Speroni allacciò rapporti rilevanti in tutta Italia, in particolare con Guidobaldo II della Rovere, duca di Urbino, e con papa Paolo III Farnese. Alla fine del 1560 si trasferì per alcuni anni a Roma dove entrò nell’Accademia delle Notti Vaticane, di cui fu principe. Ritornato in patria, si occupò degli affari famigliari, della difesa dei Dialoghi dall’Inquisizione e dell’apologia di Dante nei dibattiti letterari. Divenuto sordo e quasi cieco, morì a Padova nella notte del 2 giugno 1588. L’opera completa è stata pubblicata da Marco Forcellini nel 1740.

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tipologia tomba

posizione nell'edificio

Cattedrale di Santa Maria Assunta, cappella di Sant’Antonio abate, atrio nord.

provenienza

Padova, Cattedrale di Santa Maria Assunta, cappella di San Giorgio.

matriali e tecniche

Pietra chiara, marmo bianco, marmo nero.

iscrizioni

stato di conservazione

note storico-critiche

Nell’atrio nord della Cattedrale padovana si trovano i monumenti di Sperone Speroni e della figlia Giulia, uno di fronte all’altro. Come ricordano le iscrizioni murate nella parte più interna dello stesso atrio, essi hanno trovato questa collocazione durante la ristrutturazione della chiesa nel 1756, quando si distrusse la cappella di San Giorgio, luogo originario di collocazione dei complessi lapidei (Salomonio 1701), ed essi furono trasferiti in quella che era allora la cappella di Sant’Antonio abate. A salvare le memorie famigliari e a collocarle dove si trovano oggi fu uno degli ultimi discendenti di Sperone, il canonico bibliotecario Ginolfo Speroni degli Alvarotti, il quale aveva salvato anche l’iscrizione di Bovettino Bovettini murata all’esterno della Biblioteca Capitolare e altre iscrizioni medievali conservate invece all’interno dello stesso edificio. Come ricorda Giacomo Filippo Tomasini (1630), il busto di Speroni, raffigurato con al collo la croce di cavaliere, fu iniziato da Girolamo Campagna e portato a termine dall’udinese Girolamo Paliari (“Campagna coepit, Paleari absoluit”), che firma il busto (“Gir. Pal. Vd.”). A causa dell’errata interpretazione di alcuni documenti, il busto di Speroni era stato fin dal Settecento attribuito a Francesco Segala, ma le ricerche più recenti di Luca Siracusano (2015), al quale si rimanda per le precisazioni bibliografiche, hanno sciolto i nodi sulla paternità e sulla cronologia dei due monumenti. A far costruire dal 1592 il monumento di Sperone fu la figlia Giulia, moglie di Alberto Conti, ma ancora nel 1603 esso era privo del busto e di una delle iscrizioni, probabilmente quella più in basso, relativa alla committenza di Giulia. Inoltre, il testamento del canonico Sperone Conti, del 1631 ma pubblicato nel 1633, imponeva al nipote Manfredo Conti di “far mettere in Domo le due statue di marmo nella capella Sperona”, pertanto i due busti di Giulia e del padre, compiuti entro questa data, devono essere stati collocati in chiesa poco dopo. Al vertice della struttura architettonica del monumento, d’ordine ionico, il timpano conserva l’anello metallico a cui doveva essere originariamente agganciata l’arma familiare del celebrato. Il dirimpettaio monumento di Giulia Speroni de Conti, per sua volontà identico e simmetrico a quello del padre, se ne differenzia però per la mancanza di iscrizioni e di ogni pur residuale traccia araldica.

bibliografia

Iacobi Philippi Thomasini Illustrium virorum elogia iconibus exornata, apud Donatum Pasquardum & Socium, Patavii 1630, pp. 85-94; Iacobi Philippi Thomasini Urbis Patavinae inscriptiones sacrae, et prophanae, Typis Sebastiani Sardi, Patavii 1649, pp. 9-10; Jacobi Salomoni Urbis Patavinae inscriptiones sacrae et prophanae, sumptibus Jo. Baptistae Caesari Typogr. Pat., Patavii 1701, pp. 6-7; Giovambattista Rossetti, Descrizione delle pitture, sculture ed architetture di Padova, nella Stamperia del Seminario, in Padova 1765, p. 132; Giovambattista Rossetti, Descrizione delle pitture, sculture ed architetture di Padova, nella Stamperia del Seminario, in Padova 1780, p. 132; Pietro Brandolese, Pitture sculture architetture ed altre cose notabili di Padova nuovamente descritte, a spese di Pietro Brandolese, in Padova 1795, pp. 125-126; Giannantonio Moschini, Guida per la città di Padova all’amico delle Belle Arti, a spese de’ Fratelli Gamba, Venezia 1817, pp. 68-69; Pietro Selvatico, Guida di Padova e dei principali suoi contorni, Tipografia e Libreria Editrice F. Sacchetto, Padova 1869, pp.  119-120; Valerio Vianello, Il letterato, l’accademia, il libro. Contributi sulla cultura veneta del Cinquecento, Antenore, Padova 1988; Marco Sgarbi, Speroni Sperone, in Clariores. Dizionario biografico dei docenti e degli studenti dell’Università di Padova, a cura di Piero Del Negro, Padova University Press, Padova 2015, pp. 308-309; Luca Siracusano, I monumenti della cappella Speroni e lo scultore Girolamo Paliari, in La Cattedrale di Padova. Archeologia Storia Arte Architettura, a cura di Girolamo Zampieri, L’Erma di Bretschneider, Roma 2015, pp. 461-482; Luca Piantoni, Speroni, Sperone (degli Alvarotti), in Dizionario Biografico degli Italiani, 93, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2018, pp. 581-586; Marsel Grosso, “Scultore in parole”. Francesco Sansovino e la nascita della critica d’arte a Venezia. Con il dialogo intitolato “Tutte le cose notabili e belle che sono in Venetia” (1556), Officina Libraria, Roma 2022.

autore scheda

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