ROBORTELLO FRANCESCO

biografia

Francesco Robortello nacque il 9 settembre 1516 a Udine ed ebbe come padre il nobile Andrea, notaio e cancelliere del Monte di Pietà in quella città; della madre non è giunta, per ora, nessuna notizia. È considerato uno dei più illustri letterati friulani di quel secolo (Gonzati 1853; Sgarbi 2015; Venier 2016), fu precettore a Firenze, professore di retorica e cultura greca e latina a Lucca, Pavia, Venezia, Bologna, e successore a Padova di Lazzaro Bonamico. I suoi primi studi furono nella città natale e frequentò a Bologna i corsi del suo conterraneo Romolo Amaseo; fin dai suoi esordi nello studio universitario escogitò un nuovo metodo di apprendimento dei testi classici, interessandosi non solo alla parte letteraria e alle meccaniche costruttive, ma al contesto, alla parte storica, antiquaria (Liruti 1762). Dal gennaio del 1539, ovvero all’età di ventitré anni, venne scelto per la prima cattedra di Eloquenza dello Studio di Lucca, ruolo che mantenne fino al 1543 con continui aumenti di salario. Il periodo è quello degli sconvolgimenti politico-religiosi d’Europa e, secondo Sigonio (Lavenia 2018) suo aspro nemico e detrattore, in quella città il friulano avrebbe fatto cacciare l’umanista Celio Secondo Curione oltre ad aver avvelenato un certo Pietro Vicentino. Il biografo Liruti (Liruti 1762) derubrica l’assassinio a mera illazione, mentre Curione in realtà inviso a molti e assiduamente braccato in quanto eretico (Biondi 1985), sembrerebbe essere stato denunciato da Vergerio (Biasiori 2010); che queste siano state calunnie e non fatti, trova una posizione favorevole negli studi più recenti sullo stesso Sigonio (Lavenia 2018). Dal settembre del 1543 e fino al 1548, per intercessione anche di Francesco Campana abilissimo consigliere di Cosimo I, divenne professore dell’università di Pisa in sostituzione al filosofo e storico Giambattista Adriani. Qui insegnò retorica e stampò alcuni testi capitali della sua produzione, allacciò legami con la schiera degli umanisti e giuristi toscani come Lelio Taurelio, Filippo de Migliori, Francesco Ricci da Prato, Francesco Lottino. Intanto a Venezia nel 1549, a settant’anni compiuti, rinunciava alla cattedra di Umanità nella Scuola di San Marco della Cancelleria Ducale, Battista Egnazio e venne quindi ingaggiato Robortello per quel ruolo di assoluto prestigio, non senza le insistenze di Cosimo I affinché rimanesse nei suoi domini. Il friulano ebbe quindi cattedra nella Dominante e divenne precettore privato per i nobili rampolli veneziani. Con il ritorno in patria e forse in conseguenza alla morte del padre Andrea, sposò Camilla Belloni, figlia del notaio Antonio, amico di lunga data della famiglia. La cattedra veneziana fu mantenuta fino al 1552 e, mentre la sua fama di filologo cresceva sempre più e le sue ricerche proseguivano arrivando a collaudare un nuovo metodo per l’individuazione di errori e interpolazioni nei manoscritti, i professori di quella scuola prima osannanti ora, temendo di rimanere eclissati dalla sua figura, cominciarono a prenderne le distanze e ad attaccarlo pubblicamente; lo stesso settuagenario Egnazio calunniò in ogni modo il suo sostituto e parrebbe non essere fittizio il racconto secondo il quale Francesco sia stato aggredito dal suo predecessore con un pugnale. Anche a causa di questo clima quindi nel 1552, indicò come suo valido sostituto Carlo Sigonio da Modena e se ne venne all’Università di Padova. Qui continuò la ricerca sui testi e prese servizio come successore alla cattedra che era stata dell’umanista Lazzaro Bonamico. Gli interessi comuni a Sigonio, ma la visione sotto diverse prospettive, accesero una forte rivalità con il modenese -l’ennesima nella carriera di Robortello- tanto che nei testi pubblicati in questo periodo si accusarono reciprocamente di mistificazioni ed errori; solo l’intervento del Senato acquietò le continue polemiche. Con il 1557 Francesco passò all’Università di Bologna dove rimase fino al 1561 quando Venezia lo richiamò al suo servizio per riprendere l’insegnamento dalla cattedra di retorica e filosofia morale. Il clima esacerbò immediatamente poiché la posizione preminente, ovvero la prima cattedra, e la seconda erano già occupate proprio dal rivale Sigonio e da Giovanni Fasolo (Piovan 1995). I due docenti non pensarono certo di rinunciarvi, a maggior ragione se il docente munificato doveva essere Robortello; intervennero quindi i Riformatori allo Studio intimando a Sigonio di lasciare il suo posto mattutino per quello serale, ma il ricorso di quest’ultimo al Senato Veneto vanificò la decisione dell’altro organo repubblicano. Dunque mentre Fasolo, esasperato dalla situazione, abbandonava Padova, il modenese e il friulano si accapigliarono addirittura per l’aula da occupare essendo infine divenuti concorrenti alla prima cattedra nella medesima materia e nell’orario di lezione. Ritornarono quindi a schernirsi vicendevolmente e uno studente partigiano del Robortello attentò alla vita di Sigonio con una stilettata; ferito nel fisico e fiaccato nell’animo alla data 1563 si ritirò quindi da Padova e passò alla docenza nella città di Bologna. È acclarato che le condizioni economiche di Robortello non furono per nulla agiate, ma la sua vita procedette in cattedra fino al marzo 1567 quando, gravemente malato ai polmoni interruppe le lezioni. La morte sopraggiunse il 18 di quello stesso mese e fu acclarata dal medico Francesco Luigi Lovisini.

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cronologia

tipologia tomba

posizione nell'edificio

Chiostro del Noviziato, lato est.

matriali e tecniche

Pietra di Nanto, terracotta.

iscrizioni

stato di conservazione

note storico-critiche

L’opera di Agostino Zoppo, già attribuita a Francesco Segala (Pietrogrande 1963), per il sanguigno professor Robortello, è composta da un’edicola architettonica a parete di gusto manierista nel cui specchio centrale è realizzata la nicchia dove trova collocazione il ritratto fittile a mezzobusto del docente. L’effige, oggi molto rovinata, doveva inizialmente essere coperta da una stesura monocroma che la faceva rassomigliare al bronzo, una tecnica molto comune nella Padova del Cinquecento. Testimone di ciò è ancora Jacopo Salomonio che la scambiò infatti per una scultura in pietra nera (Salomonio 1701); direttamente dal ritratto custodito al Santo deriverebbe l’incisione posta in testa alla biografia del Robortello, edita da Giovanni Imperiale nel 1640 (Imperiale 1640). L’edicola centrale è perimetrata da una cornice fogliata dai profili continui mentre esternamente si innalza la potente quanto semplice struttura architettonica con erme femminili reggenti un frontone classico. Questo impianto segue attentamente i frontespizi stampati per le Lettere dell’Aretino del 1538 e per le Regole Generali dell’Architettura di Serlio del 1540, entrambi editi da Francesco Marcolini, personaggio cardine e vera spina dorsale per la diffusione del gusto manierista tra le lagune e nel rinnovamento della pittura veneta del Cinquecento. A Padova la scultura commemorativa che era stata così profondamente rivoluzionata da Cattaneo con la memoria Bembo e nella tomba di Lazzaro Bonamico, proseguiva dunque con Agostino Zoppo nel sepolcro per Girolamo Negri a San Francesco Grande e in questa per Robortello. La commissione deriva dalla Nazione Germanica e il materiale scelto sembra indicare una certa scarsità di mezzi economici (Siracusano 2013), accertati per il docente e qui manifesti per gli studenti. L’intero monumento nei primi anni del Novecento era ancora perfettamente leggibile, viene invece indicato come «assai rovinato» da Lorenzoni (Lorenzoni 1984) e visti i gravi e irreversibili danni, nel 2004 ha potuto godere di un vasto consolidamento e restauro. In un cinquantennio, dunque, il particolato atmosferico causato dall’inquinamento ha oltremodo accelerato il processo di degrado di questa come di tante altre opere distribuite nei chiostri e in città (Spiazzi, Fassina 2009).

bibliografia

Johannis Imperialis Museum historicum, Apud Iuntas, Venezia 1640, p. 60; Jacobi Salomoni Urbis Patavinae inscriptiones sacrae, et prophanae, Johannes Baptista Caesari, Padova 1701, pp. 389-390;  Gian Giuseppe Liruti, Francesco Robortello nobile cittadino di Udine, in Notizie delle vite ed opere scritte da’ letterati del Friuli, appresso Modesto Fenzo, Venezia 1762, pp. 413 – 483; Bernardo Gonzati, La Basilica di S. Antonio di Padova descritta ed illustrata, Voll. II, Coi tipi di Antonio Bianchi, Padova 1852-1853, vol. II, pp. 198- 199; Giovanni Lorenzoni, Un possibile percorso tra le sculture, in Le sculture del Santo di Padova, a cura di Giovanni Lorenzoni Neri Pozza Editore, Vicenza 1984, pp. 219-231: p. 230; Albano Biondi, Curione Celio Secondo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia italiana, Roma 1985, vol. 31, pp. 443-448; Vasco Fassina, Anna Maria Spiazzi a cura di, I monumenti funerari nei chiostri della Basilica antoniana in Padova. Indagini e ricerche per la conservazione, Il Prato, Padova 2009, pp. 22-24, 43-46, 80-87; Lucio Biasiori, L’eretico e i selvaggi. Celio Secondo Curione , le “amplissime regioni del mondo appena scoperto” e “l’ampiezza del regno di Dio”, in «Bruniana & Campanelliana», XVI, 2 (2010), p. 381; Luca Siracusano, Scultura a Padova 1540- 1620 circa, Monumenti e ritratti, XXVI ciclo della scuola di dottorato in Studi umanistici dell’Università degli studi di Trento, supervisore Professore Andrea Bacchi, Trento 2013, pp. 362, 387-391, 399-405; Marco Sgarbi, Robortello Francesco, in Clariores dizionario biografico degli studenti e dei docenti dell’università di Padova, a cura di Piero Del Negro, Padova University press, Crocetta del Montello 2015, p. 282; Matteo Venier, Robortello Francesco , in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia italiana, Roma 2016, vol. 87, pp. 827- 831; Vincenzo Lavenia, Sigonio Carlo, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia italiana, Roma 2018, vol. 92, pp. 578- 583; Giovanna Baldissin Molli, Una riscoperta della scultura padovana del ‘500: Agostino Zoppo, in «Il Santo» LIX (2019), pp. 231-241; Luca Siracusano, “Patria dalla quale sono usciti tanti scultori eccellentissimi”: dopo Donatello, fino alla fine del Cinquecento, in La pontificia basilica di Sant’Antonio in Padova, a cura di Luciano Bertazzo, Girolamo Zampieri, L’Erma di Bretschneider, Roma 2021, pp. 1071-1153: pp. 1125-1128.

autore scheda

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