WIELAND MELCHIOR

biografia

Latinizzato in Guilandino nacque attorno al 1520 a Königsberg in Prussia, ma complice una vita peregrina e la probabile perdita del patrimonio archivistico causato dalla Seconda guerra mondiale rimangono assolutamente oscuri i suoi primi trent’anni di vita. Pur ignorando i nomi dei genitori, è possibile verificare grazie alle vicende testamentarie del 1589, l’esistenza di un fratello di nome Baldassarre e di una sorella di nome Anna (Pugliese 2014). Melchior dovrebbe aver frequentato l’università della città natale e qui, forse, conseguì la laurea in medicina; più informazioni sulle sue passioni si ricavano grazie all’inventariato dei libri a sua disposizione (Pugliese 2014), redatto dopo la morte in un fascicolo composto da trentasei carte contenenti un elenco di più di duemila cento volumi che, per sua volontà, confluirono nella Pubblica Libreria di San Marco. Come detto i suoi primi trent’anni sono pressoché oscuri, diverse illazioni e indizi biografici di cui è necessario dubitare, sono rintracciabili in testi e lettere pubbliche firmate da Pietro Andrea Mattioli, altro botanico dalla fama internazionale con cui il Guillandino intrattenne, a partire degli anni cinquanta del secolo sedicesimo e poi per tutta la vita, ferocissime e accapigliate discussioni in ambito prima accademico e poi strettamente personale. Mattiolo cercò di estrometterlo dai luoghi in cui l’avversario si recava per studio, di inimicargli le persone di cui si circondava e forse ne auspicò la morte per avvelenamento (Pugliese 2014). È con l’arrivo in Italia che si può mettere a fuoco il percorso professionale di Melchior che visitò Roma e Bologna e specialmente nell’Urbe vide dischiudersi il suo futuro. Conobbe i Farnese e il nobile Marino Cavalli (Papadopoli 1726) che era di stanza in città come ambasciatore; un diplomatico di rango spesso in missione presso le corti europee, più tardi presso la Sublime Porta e inoltre riformatore nello Studio di Padova in più occasioni tra il 1550 e il 1570. In questa posizione diede, in linea con i suoi interessi economici, una potente spinta alla specializzazione medica e botanica. Cavalli rimase ammaliato dalla formazione medica del borusso, lo sistemò a Padova ed entro il 1554 Melchior abitava in casa di Gabriele Falloppia professore di chirurgia, ostensore dei semplici e anatomista di origine modenese. A testimoniare la vita patavina e il luogo di soggiorno vi è una lettera indirizzata al bolognese Ulisse Aldrovandi, punto di riferimento per tutti gli intellettuali del periodo e comune amico di questi due medici (Pugliese 2014). I rapporti intercorsi tra il botanico Wieland e l’anatomista Falloppia furono magnifici e ben lo segnalano i ringraziamenti pubblicati da Guillandino in Papyrus alla data 1572, quando ormai l’amico era sepolto da un decennio. Il testo traeva origine dalla sfortunatissima summa in cui Guillandino stava distillando la straordinaria e multiforme conoscenza che possedeva, ampiamente lodata dagli umanisti contemporanei (Papadopoli 1727). Un testo in cui avrebbe dato battaglia a Galeno, Plinio, ai padri della medicina del tempo e di cui peraltro aveva già composto almeno cinque libri (Pugliese 2014), ma che non vide mai la luce a causa del saccheggio corsaro in cui perse dati, osservazioni e campioni botanici raccolti in più di due anni di traversate nel bacino sud del Mediterraneo. Cominciò questa celebre esplorazione da Costantinopoli dove trovava riparo grazie a Marino Cavalli, allora insediatosi come bailo; riuscì dunque ad avere un salvacondotto dal sultano Solimano il Magnifico, visitò la Terra Santa, cercò la via per la Persia e l’India allora precluse a causa delle guerre in corso e guadagnò quindi l’Egitto. Arrivato poi in Sicilia si imbarcò diretto in Portogallo, anche se Gonzati indica come sua meta il continente americano (Gonzati 1853), ma la nave in cui era imbarcato venne predata da corsari algerini e finì schiavo; la liberazione ex manibus Numidarum (Gullandini 1572) avvenne solo grazie all’attivazione di Gabriele Falloppia che nel 1560 pagò il riscatto di duecento scudi ad un intermediario raggiunto in qualche isola greca. Melchior fu quindi liberato, ma nel tragitto di ritorno naufragò nuovamente sulle coste tunisine. Salvo anche in questo caso, riuscì in fine a tornare a Padova nel 1561 portando come unico bagaglio la propria vita. Nel totale sconforto per la perdita degli anni di ricerche, vista la sua grande fama e per intercessione del protettore Marino Cavalli venne scelto dal doge Girolamo Priuli come prefetto dell’Orto botanico di Padova in sostituzione di Luigi Squalermo. Lo stipendio fu, come per il predecessore, equivalente a centoventiquattro fiorini annui. Il semestre successivo declinò l’ingaggio offertogli dall’Università di Bologna e da Ulisse Aldrovandi e nel  febbraio 1564 divenne professore con una nuova cattedra di ostensione dei semplici, le cui lezioni erano da tenersi direttamente in Orto. Un nuovo insegnamento dall’approccio sperimentale e assolutamente pratico (Gonzati 1853; Pugliese 2014). Con il 1567 accrebbe lo stipendio a duecento fiorini ed ereditò anche lo scranno di ostensore tradizionale che era stato di Falloppia, già morto da più di un anno, e retta in quel momento da Bernardino Trevisan. Con le sue cure l’Orto migliorò ancora, specialmente negli anni in cui furono Riformatori dello Studio Giacomo Surian e Nicolò Da Ponte. Nel 1578 venne nominato professore a vita e il suo onorario portato a seicento ducati. Morì il 25 dicembre 1589 probabilmente a causa di una colica; suo successore con il ruolo di prefetto e cattedratico dei semplici divenne Giacomo Antonio Cortuso. Venne sepolto al Santo per volontà del patrizio Benedetto Zorzi erede testamentario.

cronologia

posizione nell'edificio

Chiostro del Capitolo, lato nord.

matriali e tecniche

Marmo inciso.

stato di conservazione

note storico-critiche

La tomba di Gabriele Falloppia si trovava (Tomasini 1630; Salomonio 1701) all’interno della basilica nella parete occidentale, tra quelle per Ludovico Filippo di Pappenheim scolaro tedesco e il docente Antonio Roselli; venne demolita già prima del 1630 per far posto al nuovo ingresso settentrionale (Tomasini 1630; Salomonio 1701; Gonzati 1853). I resti del professore vennero quindi traslati nella tomba a parete di Melchior Wienland nel Chiostro della Capitolo o della Magnolia. Alla data 1856, allorché si provvide alla risistemazione del pavimento claustrale (Luisetto 1983), si eliminarono e ricoverarono le lastre terragne e tra queste è esplicitamente segnalata l’occasione «di rinvenire le ceneri» dei due botanici, ma «non se ne ebbero sicuri indizi». Nel 1902 una nuova targa venne posta per volontà dell’allora prefetto dell’Orto Pier Andrea Saccardo nel luogo dove tutt’oggi si vede.

bibliografia

Melchioris Guilandini, Hieronymi Mercurialis, Papyrus, apud Marcum Antonium Ulmum, Venezia 1572 , pp. 110-111; Iacobi Philippi Thomasini, Illustrium virorum elogia iconibus exornata, Donatum Pasquardum & Socium, Padova 1630, pp. 42-44; Jacobi Salomoni, Urbis Patavinae inscriptiones sacrae, et prophanae, Johannes Baptista Caesari, Padova 1701, p. 382 ; Nicolai Comneni Papadopoli, Historia Gymnasii Patavini, Voll. II, Sebastiano Coletti, Venezia 1726, Vol. I, pp. 315- 316; Girolamo Tiraboschi, Biblioteca Modenese, o notizie della vita e delle opere degli scrittori natii degli stati del Serenissimo Signor Duca di Modena, I-VI, Società Tipografica, Modena 1781- 1786, vol. II, pp. 236-253, 330-331, vol. III , pp.6-7; Bernardo Gonzati, La Basilica di S. Antonio di Padova descritta ed illustrata, Voll. II, Coi tipi di Antonio Bianchi, Padova 1852-1853, vol. II, pp. 194-195, 221-222 ; Borghi Carlo a cura di, Cronaca Modenese di Tomasino De’ Bianchi, Voll. XII, Pietro Fiacadori, Parma 1871, vol. VIII, pp. CIX, 60-61; Giuseppe Montalenti, Gabriele Falloppia in Gli scienziati italiani dall’inizio del Medio evo ai giorni nostri, a cura di Aldo Mieli, Casa Editrice Leonardo da Vinci, Roma 1923, pp. 43-59; Giovanni Luisetto a cura di, Archivio Sartori, documenti di Storia e Arte francescana, Voll. IV, Biblioteca Antoniana-Basilica Antoniana, Padova 1983, vol. I, pp. 953; Gabriella Belloni Speciale, Falloppia Gabriele, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell’Enciclopedia italiana, Roma 1994, vol. 44, pp. 479-485; Giuseppe Ongaro, Gabriele Falloppia a 450 anni dalla morte, in «Padova e il suo territorio», XXVII (2012), 158, pp.16-20; Silvia Pugliese, Melchiorre Guilandino, ‘bazarro Venetoteutonico’ alla guida dell’Orto botanico di Padova: studi su una biblioteca scientifica del Cinquecento, XXXV ciclo della scuola di dottorato in Scienze bibliografiche, archivistiche, documentarie e per la conservazione e il restauro dei beni librari e archivistici dell’Università di Udine, supervisori prof. Edoardo Roberto Barbieri, prof.ssa Angela Maria Nuovo, Udine 2014, pp. 1-6, 20-28, 61-79.

autore scheda

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